Visita pastorale

LA VISITA PASTORALE
PRESSO LA NOSTRA PARROCCHIA DAL 12 GENNAIO AL 15 GENNAIO

 Opportunamente, in questo contesto dell’ACCOGLIENZA, mi pare veramente bello inserire l’iniziativa importantissima che inizieremo quest’anno: la visita pastorale del vescovo, vicaria per vicaria, paese per paese. E` anch’essa uno spazio meraviglioso di accoglienza, reciproca. Si innesta in tutto quello che abbiamo scritto sopra, adagio adagio. Ne è quasi sigillo di benedizione e di grazia, nello stile tipico riservato alla figura del Vescovo, che nella comunità ecclesiale ha proprio il compito di donare il suo sigillo alle tante iniziative che la comunità parrocchiale e diocesano elabora, pensa e produce. In diocesi nostra non la si fa da tantissimi anni, per una serie di ragioni. Per questo va ben spiegata e presentata. Per parte mia, ho aspettato fino ad ora per iniziarla, perché dalla mia esperienza, anche nella precedente diocesi, è prima importante incontrare le parrocchie nella loro quotidianità, nelle realtà ordinaria di tutti i giovani, nella verità delle cose. Poi, in modo ufficiale e solenne, con la Visita Pastorale.

 ORIGINI STORICHE DELLA VISITA PASTORALE.

 Come è noto, è stata pensata e lanciata durante il Concilio di Trento, per reagire ad un clero lontano, distratto da tante altre cose, assente dalla vita della gente. In questo modo, lungo i secoli la Visita è diventata l`occasione di un incontro affabile, cordiale, schietto, che lascia il segno sia nel cuore della gente che soprattutto nel cuore dei presbiteri e del vescovo stesso. E’ un momento “magico”, come piace dire a me. Cioè importante, bello e prezioso. Ma va ben preparato, però con tutte le raffinatezze che deve avere una visita ufficiale!

STILE BIBLICO DELLA VISITA.

 La presenza di Dio nella storia è sempre stata caratterizzata da infinite visite che Dio ha fatto al suo popolo. E’ visita il passeggiare di Dio nel giardino dell’Eden, alla brezza della sera, nella dolcezza di un incontro che diviene simbolo di intimità rassicurante. Ed anche quando la nostra cattiveria ed orgoglio ha rinchiuso quel giardino, Dio si è messo, con caparbietà, a rincorrerlo e visitarlo, in un cammino che non ha mai fine. Eccolo a visitare Abramo e Sara, promettendo loro, increduli, un figlio. E la visita di Dio sarà segnata dalla fecondità insperata di Sara. Sara ride, non ci crede, le pare impossibile avere un figlio in vecchiaia. Ma sorriderà di gioia quando le potrà abbracciare con dolcezza riconoscente. Quasi immagine di chi, nelle nostre parrocchie, non crede o poco crede a questo momento. Anche presbiteri scettici (come ho visto altrove !), alla fine si sono dimostrati gioiosi e aperti. Non tanto per la simpatia e l’attività del vescovo, quanto perché le lodi e le attenzioni riservate al vescovo di fatto ricadono sullo stesso parroco e su tutta la comunità. Perché il vescovo lascia e ritorna. Ma il parroco resta. E quel segno rimane indelebile nel cuore della nostra gente. Produce e diviene fecondo, come il grembo di Sara, nella tenerezza accogliente di Abramo. La stessa gioia c`è sul volto di Myriam, la sorella di Mosè, quando danza con tutte le altre donne, perché Dio ha visitato il suo popolo, aprendo il mare e liberandolo dall’oppressione del male. Una visita che si fa liberazione. Cosi e ad ogni visita di Dio, perché è sempre portatrice di libertà e quindi di gioia. Nel segno di una fedeltà che si fa ricerca della pecorella smarrita, attesa del figliol prodigo, esultanza per la moneta perduta e ritrovata. In questo stile, faremo nostra la grande frase di Zaccaria, anch`esso visitato nella sua sterilità dalla mano potente del Signore: Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha VISITATO e redento il suo popolo” (Luca 1,68).

E Paolo non farà altro nel suo incessante zelo apostolico che visitare le sue comunità, sostenerle, incoraggiarle e verificarle. Con visite e lettere. Che altro non sono che il paradigma di quello che anche noi oggi dobbiamo fare, coinvolgendo tutta la comunità visitata, in una crescita pastorale efficace. E insieme gusteremo la bellezza di quell’esperienza narrata con gioia dall`Apocalisse, quando “il Signore si presenta come colui che sta alla porta e bussa: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre lei porte, io verrò chi lui, cenerò con lui ed egli con me !” (Ap. 3,20).

 DIMENSIONE PASTORALE DELLA VISITA.

Ecco le indicazioni che vi dono, perché sia tutto bello e denso di speranza. La visita del Vescovo è la visita stessa di Gesù in mezzo al suo popolo. Va colta subito come una occasione di grazia e di benedizione. Non è giuridica, ma spirituale. Non esterna, ma interiore. E` di fatto una “piccola missione parrocchiale”, che lascia il segno nella misura in cui si svolge con preghiera, adorazione, spazio di confessioni, eucarestie ben vissute. Decisivo e prezioso sarà l’incontro con la sofferenza delle nostre case, visitando tutti gli ammalati della parrocchia, nella misura del possibile. Importante poi sarà il dialogo con tutte le realtà ed ambienti del paese, come la scuola, il Consiglio comunale, le fabbriche, le stalle, gli uffici, i circoli culturali. Soprattutto con i sacerdoti, il dialogo sarà preziosissimo. ll vescovo si renderò conto della sua vita concreta, delle sue fatiche, delle gioie e lacrime di ogni giorno, dell’affetto con cui è circondato dal suo popolo ed insieme, delle ansie che lo animano nell`alzare gli obiettivi per la sua gente. Ma anche il prete sentirà il vescovo più vicino, più solidale, più padre, vedendoselo accanto, con luci ed ombre, che rendono i volti luminosi perché lucidi di speranza e vicinanza. Reciprocamente.

 Per ora, si innalzi una preghiera sollecita ed insistente presso Dio! Costante, perché sia una visita fruttuosa e serena, ben preparata, intensamente vissuta, gioiosamente condivisa.

 

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