Museo Civico di Baranello

Museo Civico di Baranello

Il museo raccoglie la collezione privata di opere d’arte donata al comune dall’arch. Giuseppe Barone nel 1897. Esso è localizzato al secondo piano dell’ex Palazzo Comunale che fu all’uopo ristrutturato alla fine del XIX sec. dallo stesso Barone, il quale attraverso l’adozione di alcuni elementi architettonici, come le bifore e le rimarcature della facciata, gli conferì, secondo le tendenze architettoniche dell’epoca, un aspetto classicheggiante, sottolineato ancor di più dalla pregevole meridiana di marmo bianco.
Il museo, allestito secondo il progetto del Barone, è costituito da sole due sale espositive in cui sono collocate le teche originarie che contengono la raccolta. L’immagine che si ha, salendo lo scalone di accesso, è quella di entrare lentamente in mondo remoto, dove il tempo si è fermato. Il museo, pur dopo consistenti restauri, rispetta i criteri espositivi fissati nell’800 dallo stesso Barone. Con l’atto di donazione si stabilì anche l’inalienabilità degli oggetti, da allora conservati dentro vetrine in legno chiuse da ben due serrature, le cui chiavi sono conservate una dal sindaco e l’altra dal discendente più prossimo al Barone. In tal modo l’apertura degli armadi è possibile solo in presenza di entrambi i soggetti possessori delle chiavi.
La prima sala, posta in adiacenza allo scalone d’ingresso, è caratterizzata, inoltre, dall’esposizione a parete di diversi dipinti di scuola napoletana, in cui si riconoscono opere di Luca Giordano e Francesco Solimena, e di scuola fiamminga, con il noto “Mangiatore di Prosciutto”. Sulla balaustra di questa sala è collocato un vaso canopo egiziano contenente ancora i resti di organi umani interni mummificati.
Altre teche, invece, contengono vasellame italico a decorazioni geometriche, vasi attici a figure nere e a figure rosse risalenti al VI sec. a.C., terrecotte greche e romane, statuette, antefisse e vasellame vario.
Nella seconda sala sono esposti vasi, bronzi, utensili da cucina, specchi e monili vari di provenienza etrusca. In essa, inoltre, sono conservate porcellane di epoche più recenti provenienti dalle fabbriche di Capodimonte e di Pescolanciano. Non mancano, secondo la moda delle collezioni ottocentesche,
opere d’arte cinesi, giapponesi e indiane.

dal sito http://www.prolocobaranello.com/

 
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