San Michele Arcangelo

Di origini molto antiche, fu purtroppo rasa al suolo dal terremoto del 1805 e pertanto ricostruita secondo il progetto dell’architetto Musenga, autore di quello della cattedrale del capoluogo di provincia. L’edificio fu consacrato nel 1818. La facciata, di impianto neoclassico, è tripartita mediante quattro grosse colonne tuscaniche; sulla facciata si aprono tre portali corrispondenti alle altrettante navate interne, suddivise da colonne di ordine ionico; non vi è la presenza del transetto.  All’interno si custodiscono due tele seicentesche del pittore Francesco Inchingolo, raffiguranti una la Strage degli Innocenti e l’altra l’Adorazione dei Magi; sono preziosi anche altri dipinti, ivi conservati, che si rifanno per la gamma cromatica e l’uso della luce e per il panneggio e l’utilizzo del chiaroscuro all’opera del Caravaggio e a quella del Solimena. Nell’Ecce Homo, posto nella navata sinistra, sul predominio delle gamme fredde di un intenso azzurro, risalta vivida una luce dagli accenti caravaggeschi. L’altra tela, che le è di fronte, la Madonna Addolorata, dal volto pervaso da un’espressione soprannaturale che si accompagna con il movimento delle mani.
Altri dipinti sono riferibili alla scuola seicentesca napoletana, in particolare la Pietà esposta nella navata destra, attribuibile secondo alcuni a Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello, come l’Immacolata Concezione San Francesco di Paola.
A queste opere di grande pregio si sono aggiunti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, anche i dipinti del pittore molisano Amedeo Trivisonno. Quest’ultimo ha realizzato nella cupola la figura di Cristo, l’Eterno Benedicente e San Michele che scaccia il diavolo, mentre nella lunetta a sinistra della cupola il pittore ha realizzato il Cristo Crocifisso: Nella zona presbiteriale, emerge l’Ultima Cena, sempre del Trivisonno, mentre sulla parete destra del presbiterio è raffigurata l’Assunzione della Vergine, e su quella sinistra l’Ascensione di Cristo.

 

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