La parola

Quest’anno mediteremo l’Esodo

ci ritroviamo ogni mercoledì alle ore 19:00 presso la Chiesa del rosario

preghiera prima della lettura

Quando tu parli sono felice,

eppure tu, Verbo e Parola,

resti in attesa,perché la mia voce

dal nulla della mia esistenza

infranga il silenzio e venga a te.

Questo ti rende felice, per questo attendi…

Sei il Dio dell’attesa.

Riempimi, dunque, col soffio sonoro

della tua Parola.

Come le onde del mare ricoprono la sabbia,

rivestimi di te.

Lievemente parlami, rendimi felice.

Ti prego, sussurra al mio cuore,

e finalmente sarà vita,sarà conoscenza.

Dal Libro dell’Esodo (cap 11;12,1-20)

Il Signore disse a Mosè: «Ancora una piaga manderò contro il faraone e l’Egitto; dopo di che egli vi lascerà partire di qui. Vi lascerà partire senza condizioni, anzi vi caccerà via di qui. Di’ dunque al popolo che ciascuno dal suo vicino e ciascuna dalla sua vicina si facciano dare oggetti d’argento e oggetti d’oro».Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani. Inoltre Mosè era un uomo assai considerato nella terra d’Egitto, agli occhi dei ministri del faraone e del popolo.Mosè annunciò: «Così dice il Signore: Verso la metà della notte io uscirò attraverso l’Egitto: morirà ogni primogenito nella terra d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta dietro la mola, e ogni primogenito del bestiame. Un grande grido si alzerà in tutta la terra d’Egitto, quale non vi fu mai e quale non si ripeterà mai più. Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane abbaierà, né contro uomini, né contro bestie, perché sappiate che il Signore fa distinzione tra l’Egitto e Israele. Tutti questi tuoi ministri scenderanno da me e si prostreranno davanti a me, dicendo: “Esci tu e tutto il popolo che ti segue!”. Dopo, io uscirò!». Mosè, pieno d’ira, si allontanò dal faraone.Il Signore aveva appunto detto a Mosè: «Il faraone non vi darà ascolto, perché si moltiplichino i miei prodigi nella terra d’Egitto». Mosè e Aronne avevano fatto tutti quei prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti dalla sua terra.Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto.Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco, con la testa, le zampe e le viscere.Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato, lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore:io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne.Per sette giorni voi mangerete azzimi.Fin dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo, quella persona sarà eliminata da Israele.Nel primo giorno avrete una riunione sacra e nel settimo giorno una riunione sacra: durante questi giorni non si farà alcun lavoro; si potrà preparare da mangiare per ogni persona: questo solo si farà presso di voi.Osservate la festa degli Azzimi, perché proprio in questo giorno io ho fatto uscire le vostre schiere dalla terra d’Egitto; osserverete tale giorno di generazione in generazione come rito perenne. Nel primo mese, dal giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al giorno ventuno del mese, alla sera.Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato, quella persona, sia forestiera sia nativa della terra, sarà eliminata dalla comunità d’Israele. Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre abitazioni mangerete azzimi”».


 

Riflessione

L’annuncio della decima piaga risuona dal testo in toni particolarmente drammatici e forti. Questo linguaggio non è però l’espressione di una ostilità violenta di Dio che si accanisce contro i primogeniti degli Egiziani. Non si tratta di un’ira incontenibile causata dalla durezza di cuore che permane nonostante i segni del Signore. Questo modo di raccontare vuole sottolineare, per contrapposizione, un’esperienza fondamentale vissuta da Israele: la morte dei primogeniti egiziani esprime la coscienza che Israele ha pian piano maturato della propria primogenitura. La fede di Israele vuole esprimere, con questo racconto, un’esperienza di salvezza che è essersi reso conto di essere amato come un primogenito, cioè di essere il figlio privilegiato ed eletto. La piaga dei figli primogeniti degli egiziani va intesa quindi in questa prospettiva e non deve servire ad altro che a commentare quel mistero di elezione di cui Israele si sente depositario e che fa di questo popolo, d’ora in poi e per sempre, un popolo particolare.

“Fare memoria” vuol dire che ogni giorno facciamo esperienza di questa salvezza. La salvezza è l’esperienza della salvezza continuata. Perennemente ci ricordiamo che Dio ci ama e che questo amore ci libera. Ma sono esperienze di vita che tengono desta in noi la certezza di essere amati da Dio. Allora occorre vedere nella nostra vita, nella nostra quotidianità quali sono questi passaggi del Signore che per grazia sua si compiono.

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