pietra rotolata via

LA PIETRA ROTOLATA VIA

MESSAGGIO PER LA PASQUA 2012

dell’Arcivescovo di Campobasso-Bojano

S.E.Mons. GianCarlo Maria Bregantini

Carissimi figli,

è con il cuore di pastore, che ha intensamente vissuto questo cammino quaresimale accanto ai problemi della sua gente, che consegno a voi questo intenso messaggio di speranza per aprirci alla luce della Pasqua, della vittoria del Bene sul male, della fiducia sulla tristezza.

Una volta calpestata di recente, con fede e preghiera, la Terra Santa, sono tornato qui in Molise, tra di voi, miei carissimi fedeli, con uno slancio spirituale e pastorale maggiore, per cercare di capire a fondo i problemi che stanno preoccupando la nostra società.

In particolare mi rivolgo ai giovani precari, perché la loro povertà è nel mio cuore motivo di vicinanza sempre più sentita e operativa. E di intensa reciproca preghiera di intercessione.
Ci aiuta in questo messaggio la Parola narrata dall’evangelista Marco, che caratterizza la scena della Passione e ci fa comprendere come oggi ci possiamo ritrovare nei volti o nelle scelte di quegli stessi personaggi che hanno vissuto direttamente la Passione e la Risurrezione di Gesù Cristo.

Nel presentarvi alcuni punti centrali che ritengo necessari per la meditazione profonda di questa Pasqua del Signore, vi esprimo subito in sintesi, come uno slogan diretto quella che è la Pasqua in questo tempo di crisi: la Pasqua è guardare oltre!

E per questo sento che nelle paure del quotidiano e nelle fatiche che stiamo affrontando con coraggio è importante soprattutto imparare la tenerezza delle relazioni fraterne dalla tenerezza di quella donna che ha versato il profumo sul capo di Gesù!

Ogni gesto d’amore che attraversa il Molise ( e ve ne sono tantissimi) è qui ben rappresentato.

Il profumo del Giovedì Santo sia il sigillo perché ogni casa profumi d’amore.

Ma questa gratuità d’amore viene sciupata da Giuda: bacia Gesù e questo gesto si fa tradimento!

E’ il dramma della droga, dell’amico che ti pugnala alle spalle, della violenza subita.

Anche questo è purtroppo ancora presente tra di noi! Ma qui l’amore di Gesù ci supera ed è grande, più grande dei nostri cuori, della nostra delusione e del nostro tradimento.

Star vicino ad un amico che soffre è difficile anche per gli apostoli che non condividono la sofferenza di Gesù, perché dormono! Non vegliano, lasciano solo Gesù. Come talvolta facciamo anche noi. Così soli lasciamo e soli restiamo, sfuggenti e chiusi, indifferenti al dolore altrui.

Pietro con entusiasmo promette, usando parole facili ma vuote. Poi la paura lo avvolge e dimentica quel cuore. Lascia. Sfugge, tradisce. Però è grande perché riconosce con onestà il suo dolore ed il suo peccato. E’ grande perché piange! Riconosce la sua fragilità E’ fragile ma non debole. Perché le lacrime fanno di noi un capolavoro di umanità e di dignità. Ha rinnegato, certo. Ma ha anche confermato con quelle lacrime la sua grandezza d’amore.

Pilato se ne lava le mani. Riconosce come innocente Gesù, perché non ha fatto nulla di male. Ma poi non ha la forza della coerenza. E’ debole. Non fragile. Fragili siamo tutti noi, perché nati così. Deboli invece si diventa quando il bene non lo sappiamo difendere, quando non prendiamo posizione contro le ingiustizie, quando non preghiamo perché pensiamo di potercela fare da soli. Ecco allora le bugie, le parole alle spalle, i giudizi e le permalosità. Giudico colpevoli sempre e solo gli altri. Io solo il giusto. Pilato è allora il simbolo di una politica che scarica sugli altri il peso delle proprie responsabilità, quando non riesce a difendere i precari. Quando “dà soddisfazione alla folla e consegna Gesù”! (Marco 15,15).

Ma sulla strada della Passione, Gesù incontra anche due figure meravigliose, che ci fanno da stimolo in Molise per come cambiare la nostra terra.

Dalla folla inferocita, Marco fa venir fuori un passante: “torna dai campi, Simone di Cirene, e porta la croce di Gesù (15,21). E’ un semplice contadino. Sta lavorando. Ma ha un cuore grande, solidale, vicino. Segno di chi tra di noi perde tempo per gli altri, pratica il volontariato, presta denaro senza usura, ti solleva nel dubbio, condivide il tuo dolore, perde tempo con te rallentando il suo passo.
Grazie dico qui ai miei preti, che li vedo carichi di una croce solidale, premurosi, silenziosi, vicini. Grazie per le ore di confessionale, per la vicinanza ai poveri, per la preghiera nel cuore.

E sotto la croce, ecco la pienezza. E’ un soldato ad aprirci gli occhi e spalancarci il cuore con una professione di fede immensa, vertice di tutto il vangelo. E’ il centurione, un ufficiale romano, un pagano che di condannati ne aveva visti tanti morire. Ma mai Uno che era spirato in quel modo. Nessuno come Gesù! Perciò esplode nel grido più importante di tutta la passione: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!

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L’esplosione della vita

Ed anche Gesù, il Figlio di Dio viene posto nel freddo e gelido sepolcro di morte.

Ma il terzo giorno, trascorso il sabato, le donne dal passo silenzioso si recano al sepolcro. Hanno tanta trepidazione nel cuore, perché davanti a loro sanno di avere una grossa pietra, che non potranno mai spostare. E’ il simbolo della crisi, con il suo senso di impotenza che ci mette nel cuore. Non si spera più, non lottiamo più, non investiamo. Rassegnati ci ripieghiamo nella paura.

Ma ecco che quel masso era stato già rotolato via dalla mano di un angelo.

E’ un gesto di grande speranza, che cambia la vita.

Perciò possiamo dire che Pasqua è soprattutto questo: guardare OLTRE.

Come quel mattino lungo il lago di Genesaret. Le reti erano vuote, nella nebbia avvolgente del mattino. Ma su quella riva, il Maestro rinnova l’invito che ripete anche a noi, oggi, qui in Molise: “prendete il largo…gettate le reti dalla parte destra e troverete!”. Ed in un’alba di risurrezione quelle reti si riempirono, oltre ogni calcolo. A noi il compito di gettare sempre le reti, di agire, di operare, di credere oltre il vuoto. A Dio la grazia di riempire quelle reti, con frutti fecondi di bene.

E sarà un giovane ad annunciare che la morte è vinta: Non abbiate paura. Voi cercate Gesù il Nazareno. E’ risorto. Non è più qui!
Sono proprio i giovani, pur così fragili oggi, ad annunciarci che chi si fida di Dio, ottiene. Chi ottiene, condivide. Chi condivide, avrà in abbondanza.
Pasqua è allora spazio di relazioni nuove, in gratuità e bellezza, per ricomporre il tessuto di una società nuova. Occorre allora vedere e vivere la politica come il compimento di questa umanità nuova, per nutrire la nostra storia mettendo al primo posto la persona e non la struttura, i giovani e le famiglie, con la creazione di nuovi posti di lavoro, i servizi di tutti e non i propri interessi.
Augurio finale

Vi auguro che questa Pasqua sia veramente il tempo dove, purificati dal male tramite la chiarezza e la verifica personale davanti alla Croce, riusciamo a guardare oltre il masso pesante ed oltre il buio della morte.

Per attraversare la crisi che altro non è un travaglio per la rinascita per una creatura nuova e redenta, generata nella fiducia.

Pasqua è allora la spiga che nasce dal chicco che muore.

E’ farsi vicino ai problemi altrui per esserne purificati.

E’ investire e non licenziare.

E’ il pane sotto la neve.

E’ maturare la nostra identità, personale e regionale, seminando speranza in terreni impoveriti dalla crisi.

E’ non avere nessun debito se non quello di un amore vicendevole, accogliendo gli stranieri con case aperte.

E’ fedeltà matrimoniale.

E’ lottare per il bene comune oltre la miopia.

E’ riconoscere che il Cristo Risorto ci è sempre accanto nei fratelli.

 
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