IL MANTELLO E LA SPADA

Fa onore all’uomo ammirare la sua terra. E alla terra fa onore vedersi amata dall’uomo.

Nella giornata di oggi arde una fiaccola con una duplice fiamma. Due feste. Due ricorrenze speciali sono quelle che celebriamo. La festa di San Martino e la 62° giornata nazionale del Ringraziamento. Una coincidenza felice che ci colma di gioia e di gratitudine. Mi piace esaminarle con calma, singolarmente in un’essenziale panoramica. Il punto di partenza è il “grazie”. E’ la parola che unisce e fonda il significato di queste feste. Da una parte c’è la figura amata di San Martino. Dall’altra i frutti che ci dona la terra coltivata col lavoro delle mani dell’uomo. San Martino incarna peculiarmente il modello di chi si lascia conquistare dalla carità, della prossimità. Lui, un giovane forte, un giovane ufficiale che, mentre faceva la ronda, a sera col suo mantello avvolse e riscaldò un mendicante. Il cuore di un soldato che viene rapito dal volto di un povero. E’ dolce quel gesto compiuto nel nome dell’amore fraterno, perché quella spada che divide il mantello in due non è servita per fare del male, bensì per il bene. Non fu usata per uccidere, né per incutere paura, ma per distribuire un pezzetto di cielo a chi non ce l’aveva. La spada fa di quel mantello una coperta, un riparo dal freddo per due. E’ simbolo di lotta contro l’egoismo. E’ la spada della solidarietà, che genera vita e non morte. Quante lacrime di commozione scorrono nel petto quando rileggiamo questa evento di amore. Un giovane rinnovato, che abbandona la carriera delle armi per dedicarsi al prossimo. Da cavaliere a monaco, dopo l’incontro con quel mendicante. E’ straripante la letizia che scorre tra i prati dell’Umanità quando il male di trasforma in bene, quando si sperimenta qual è la vera cosa che più conta nella vita. E’ questo il succo della storia di san Martino. Il Mantello rappresenta il pane spezzato coi poveri, che scaccia non solo la lama del freddo che soffriva quel povero, ma anche la paura di fronte alle armi. E’ il miracolo della condivisione, che plasma il cuore dell’uomo e lo fa ardere di carità e di sostegno reciproco. Ed oggi è necessario ripercorrere come un vero programma di vita e di impegno sociale e politico questa storia. La generosità può essere quella che oggi chiamiamo come dimensione politica della carità. E’ un concetto che stimo molto. Perché mi parla di reciprocità e di gratuità, le leggi d’amore che dovrebbero contenere tutte le leggi a tutela dei diritti e della dignità degli uomini tutti. Agire su questa linea tracciata da san Martino significherebbe capire come e perché farci prossimo al nostro prossimo. E’ la bellezza di chi non tiene quello che possiede nel pugno stretto della sua mano, ma di chi mette in comune quel che ha. Così come fa ogni giorno la terra con tutti gli esseri viventi, che produce beni e delizie per il sostentamento nostro. E’ l’amore che dobbiamo seminare a larghe mani nella nostra vita sociale, a livello culturale, politico, economico, se vogliamo veramente renderla la più umana, più degna della Persona. Alla profondità gustata nella vicenda di San Martino si unisce perfettamente oggi il grazie alla Terra, per i frutti che ci dona, anche a quanti la lavorano, come mio fratello Pierino, con cura e le permettono di nutrirci, a quanti la difendono dagli attacchi dell’abuso e della corruzione, a quanti si riconoscono destinatari di un tesoro immane e prezioso. Sono questi i suggerimenti che dobbiamo accogliere e porre al centro di una riflessione collettiva. Rivitalizzare l’ambiente rurale con un sistema di intelligenza collettiva che orienti le politiche pubbliche e rilanci il rapporto tra società e natura. Collaborare con la nostra terra. Investire nel settore agricolo-rurale. Sposare le cause di tutela ambientale con la promozione dell’utilizzo sostenibile delle risorse, perché la terra è patrimonio comune. A fronte delle urgenze imposte dalla crisi economica, è l’alleanza tra l’uomo e la natura che può restituire al nostro ambiente di vita qualità, motivazioni e crescita. Poiché la terra è patrimonio comune. Riaccendiamo allora l’interesse per lo sviluppo rurale, per dare slancio e coraggio alla tipicità locale. E rivolgiamoci alla terra, in questo giorno carico di splendore, con i versi di D’Annunzio: “Stringiti a me,abbandonati a me, sicura. Io non ti mancherò e tu non mi mancherai. Troveremo, troveremo la verità segreta su cui il nostro amore potrà riposare per sempre, immutabile. Non ti chiudere a me, non soffrire sola, non nascondermi il tuo tormento! Parlami, quando il cuore ti si gonfia di pena. Lasciami sperare che io potrei consolarti. Nulla sia taciuto fra noi e nulla sia celato. Oso ricordarti un patto che tu medesima hai posto. Parlami e ti risponderò sempre senza mentire. Lascia che io ti aiuti, poiché da te mi viene tanto bene!”.

+ p. GianCarlo M. Bregantini

Vescovo

 
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